lunedì 8 aprile 2013

La ferita chiusa, ma solo superficialmente.
Un pensiero va a te, come spesso accade, da anni, in un momento di tua palese difficoltà.

domenica 11 marzo 2012

Di tanto in tanto penso a quando stavamo insieme
Come quando hai detto che eri così felice, felice da morire
Dissi a me stesso che eri quella giusta per me
Ma mi sentivo così solo in tua compagnia
Ma quello era l’amore ed è un dolore ricordo ancora
Puoi diventare dipendente da una certo forma di tristezza
Come una rassegnazione alla fine, sempre alla fine
Così, quando abbiamo scoperto che non aveva senso stare insieme
Beh, tu hai detto che saremmo potuti essere ancora amici
Ma devo ammettere che ero felice che fosse finita
Ma non c’era bisogno di tagliarmi fuori
Uscivi con altri, come se non fosse accaduto nulla e come se noi non eravamo niente
E non ho neanche bisogno del tuo amore
Ma tu mi tratti come un estraneo e questo mi fa male
No, non dovevi cadere così in basso
Hai preso i tuoi amici, raccolto i tuoi dischi e cambiato tuo il numero
Immagino che non ne ho bisogno comunque
Ora sei solo qualcuno che conoscevo
Ora sei solo qualcuno che conoscevo
Ora sei solo qualcuno che conoscevo

[Kimbra:]
Di tanto in tanto penso a tutte le volte che mi hai fregato
Ma mi hai fatto credere che fosse sempre qualcosa che avevo fatto
E io non voglio vivere così
Leggendo dentro ogni parola che dici
Hai detto che si, potevi lasciar stare
E non vorrei vederti appresso a qualcuno che conoscevi

[Gotye]

Ma non c’era bisogno di tagliarmi fuori
Uscivi con altri, come se non fosse accaduto nulla e come se noi non eravamo niente
E non ho neanche bisogno del tuo amore
Ma tu mi tratti come un estraneo e questo mi fa male
No, non dovevi cadere così in basso
Hai preso i tuoi amici, raccolto i tuoi dischi e cambiato tuo il numero
Immagino che non ne ho bisogno comunque
Ora sei solo qualcuno che conoscevo
qualcuno
(che conoscevo)
qualcuno
(Ora sei solo qualcuno che conoscevo)

giovedì 1 dicembre 2011

Per te, per lui lontano.

...uno strano fantasma che non riesce a morire


nulla per cui sperare nulla per cui vivere

un passato che non passa un presente che dura per sempre

puoi solo sopravvivere per poi morire ancora...

martedì 23 agosto 2011

Nei Giardini Che Nessuno Sa

Senti quella pelle ruvida.

Un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.

Troppe attese dietro l’angolo,
gioie che non ti appartengono.

Questo tempo inconciliabile gioca contro te.

Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili…

Tanti viaggi rimandati e già,
valigie vuote da un’eternità…

Quel dolore che non sai cos’è,
solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!

E’ un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.

Non si fanno più miracoli,
adesso non più.

Non dar retta a quelle bambole.

Non toccare quelle pillole.

Quella suora ha un bel carattere,
ci sa fare con le anime.

Ti darei gli occhi miei,
per vedere ciò che non vedi.

L’energia, l’allegria,
per strapparti ancora sorrisi.

Dirti si, sempre si,
e riuscire a farti volare,
dove vuoi, dove sai,
senza più quei pesi sul cuore.

Nasconderti le nuvole,
quell’inverno che ti fa male.

Curarti le ferite e poi,
qualche dente in più per mangiare.

E poi vederti ridere,
e poi vederti correre ancora.

Dimentica, c’è chi dimentica
distrattamente un fiore una domenica
E poi… silenzi. E poi silenzi.

Nei giardini che nessuno sa
Si respira l’inutilità.

C’è rispetto grande pulizia,
è quasi follia.

Non sai come è bello stringerti,
ritrovarsi qui a difenderti,
e vestirti e pettinarti si.

E sussurrarti non arrenderti
nei giardini che nessuno sa,
quanta vita si trascina qua,
solo acciacchi, piccole anemie.

Siamo niente senza fantasie.

Sorreggili, aiutali,
ti prego non lasciarli cadere.

Esili, fragili,
non negargli un po' del tuo amore.

Stelle che ora tacciono,
ma daranno un segno a quel cielo.

Gli uomini non brillano
Se non sono stelle anche loro.

Mani che ora tremano,
perché il vento soffia più forte…

non lasciarli adesso no
che non li sorprenda la morte.

Siamo noi gli inabili,
che pure avendo a volte non diamo.

Dimentica, c’è chi dimentica,
distrattamente un fiore una domenica
e poi silenzi. E poi silenzi