martedì 23 agosto 2011

Nei Giardini Che Nessuno Sa

Senti quella pelle ruvida.

Un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.

Troppe attese dietro l’angolo,
gioie che non ti appartengono.

Questo tempo inconciliabile gioca contro te.

Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili…

Tanti viaggi rimandati e già,
valigie vuote da un’eternità…

Quel dolore che non sai cos’è,
solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!

E’ un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.

Non si fanno più miracoli,
adesso non più.

Non dar retta a quelle bambole.

Non toccare quelle pillole.

Quella suora ha un bel carattere,
ci sa fare con le anime.

Ti darei gli occhi miei,
per vedere ciò che non vedi.

L’energia, l’allegria,
per strapparti ancora sorrisi.

Dirti si, sempre si,
e riuscire a farti volare,
dove vuoi, dove sai,
senza più quei pesi sul cuore.

Nasconderti le nuvole,
quell’inverno che ti fa male.

Curarti le ferite e poi,
qualche dente in più per mangiare.

E poi vederti ridere,
e poi vederti correre ancora.

Dimentica, c’è chi dimentica
distrattamente un fiore una domenica
E poi… silenzi. E poi silenzi.

Nei giardini che nessuno sa
Si respira l’inutilità.

C’è rispetto grande pulizia,
è quasi follia.

Non sai come è bello stringerti,
ritrovarsi qui a difenderti,
e vestirti e pettinarti si.

E sussurrarti non arrenderti
nei giardini che nessuno sa,
quanta vita si trascina qua,
solo acciacchi, piccole anemie.

Siamo niente senza fantasie.

Sorreggili, aiutali,
ti prego non lasciarli cadere.

Esili, fragili,
non negargli un po' del tuo amore.

Stelle che ora tacciono,
ma daranno un segno a quel cielo.

Gli uomini non brillano
Se non sono stelle anche loro.

Mani che ora tremano,
perché il vento soffia più forte…

non lasciarli adesso no
che non li sorprenda la morte.

Siamo noi gli inabili,
che pure avendo a volte non diamo.

Dimentica, c’è chi dimentica,
distrattamente un fiore una domenica
e poi silenzi. E poi silenzi

domenica 13 giugno 2010

Un pensiero...mondiale.

Solo qualche fortunato riesce a vedere. Solo qualche fortunato ha la luce dopo le 18:00 nell'inverno africano. Solo qualche fortunato, riesce a raggiungere una televisione.
Sono gli abitanti delle baraccopoli, ovvero della città intorno alla città, a Nord della citta' del capo c'e' Du Noon, gli abitanti non hanno l'energia elettrica, non hanno l'acqua, tantomeno la possibilità di sapere chi gioca, chi vince chi pareggia ma chi perde lo sanno, fin da prima della partita, sono loro che hanno perso. Sono loro che sono stati considerati perdenti dal capitalismo degli sponsor. Sono poveri, non comprano cocacola, non comprano nike, comprano la vuvuzela. E' inutile e non produttivo spendere qualche migliaio di dollari per installare un megavideo. Dopotutto possono spenderli per la wireless intorno agli stadi, possono spendere il doppio di quanto previsto, senza un piccolo pensiero alla loro stessa gente. Dopotutto questi esseri umani considerati non adatti a vedere il calcio, sono abituati a fare 30 km per l'acqua, possono farlo anche per vedere una partita. Siamo in tanti a guardare, ma non tutti.
Il mio pensiero va a loro, e per solidarietà, non vedrò nessuna partita dei mondiali.
Questo è il mio misero contributo.

giovedì 4 marzo 2010

Tutto quello che un uomo

Se non fosse per te
Cosa avrebbe un senso
Sotto a questo cielo immenso
Niente più sarebbe vero
Se non fosse per te
Come immaginare
una canzone da cantare
A chi non vuol sentirsi solo
Se non fosse per te
Crollerebbe il mio cielo
Se non fosse per te
Sarei niente, lo sai
Perché senza te io non vivo
E mi manca il respiro
Se tu te ne vai
Quando sono con te
Chiudo gli occhi e già volo
D'improvviso la malinconia se ne va
Dai pensieri miei cade un velo
E ritrovo con te l'unica verità
Solamente tu sai
Anche senza parole
Dirmi quello che voglio sentire da te
Io non ti lascerò
Fino a quando vivrò
Tutto quello che un uomo può fare
Stavolta per te lo farò
Una pioggia di stelle
Ora brilla nell'aria
Ed il mondo mi appare
Per quello che è
Un oceano da attraversare
Per un cuore di donna
O la spada di un re
Perchè senza te io non vivo
E mi manca il respiro se tu te ne vai
Solamente tu sai
Anche senza parole
Dirmi quello che voglio sentire da te
C'è un tempo per l'amore
Che spiegarti non so
Tutto quello che un uomo può fare
Stavolta per te lo farò
Tu sarai la regina
Dei miei desideri
L'orizzonte costante
Di questa realtà
Tu che sei per me, come vedi
Tutto quello che un uomo
Sognare potrà
Tutto quello che un uomo
Sognare potrà

martedì 13 ottobre 2009

I giornalisti e La Repubblica.

Capisco solo ora perchè ormai il "romano", inteso come cittadino di Roma si avventa su quotidiani tipo "Leggo", Metro", "Neopolis"etc.

La prima giustificazione è senz'altro la gratuità dell'informazione. Posizionati in cestelli all'interno di locali ad alta frequentazione come stazioni della metro, ferroviarie e capolinea dei bus, raggiungono l'utenza in maniera capillare.

La seconda è, che al contrario delle "fantastiche testate", anch'esse foraggiate ampiamente da noi contribuenti, grazie a leggi che agevolano gli editori, hanno un linguaggio detto alla romana "terra terra" ovvero semplice, con errori di ortografia grossolani che, talvolta, fanno anche ridere.

La terza è che nel poco tempo a disposizione, in questa società "civile" che ci porta a bruciare i tempi anche quando non abbiamo una stretta necessità, il lettore vuole dei "sunti" alla "Bignami", una sorta di essenzialismo all'ikea.

Vero che la notizia è quella di un giorno prima, minimo, quasi nulla di sensazionale, ma il fatto di cronaca praticamente irrilevante li c'e'.

Questa necessità nasce, secondo me, da un troppo bombardamento mediatico che ogni giorno abbiamo, notizie ci vengono "sparate" su telefonini, computer, radio, ipod, schermi giganti. Ci fanno perdere il senso di orientamento, gli schemi...

In questi giorni ho voluto comprare un giornale, un giornale che leggono molti italiani, l'italiano che vede chi vuole essere milionario, l'italiano che vede xfactor, l'italiano che si ciba di Amici della De Filippi e ho deciso di leggere praticamente quasi tutte la sessantina di pagine ad esclusione delle enormi pubblicità.

Ne sono rimasto deluso. Il quotidiano in questione è La Repubblica. Ben lungi da me di fare considerazioni politiche, non mi occupo di politica e ne tantomeno mi interessa la vincita di maradona, però ho voluto leggere tutto.

Ora, se leggere un giornale significa imparare, sono daccordo, ma leggere un quotidiano e spendere una decina di euro per proiettarmi sul web con il mio telefonino e cercare il significato di parole non proprio utilizzate nel linguaggio comune, un po' mi scoccia.

Cari giornalisti di La Repubblica, mi spiegate per quale arcano motivo, (qui invidio i francesi che hanno abbandonato tutte le parole esterofile), scrivete parole tipo LEIT MOTIV, DISSENTING OPINION ?
Andando avanti nella lettura un trafiletto intitolato "Lapsus" di "Stefano Bartezzaghi" è colmo di parole tipo "chiosava Guccini", un periodo che inizia con "Il vero contrario..." e un'altro che termina con "nell'inarrestabile cupio dissolvi di chi non ha più nulla da perdere". Il trafiletto termina, accoltellandomi con un ultima frase: "Con il meretricio, in fondo, c'entra e non c'entra: c'entra, e molto, con la vergogna, la caduta delle maschere, la correità." Be' tralascio meretricio e correità che non le ho capite, ma una cosa fiero degli insegnamenti Palumbeschi (la mia insegnante delle elementari), che prima della E di congiunzione, la virgola non ci va.

Proseguo con la lettura, sperando di capire almeno il prossimo articolo.

Ecco che arriva da "Filippo Ceccarelli" il vocabolo "boutade", sto per gettare la spugna, ma proseguo la lettura, terrorizzato e con google alla mano.

Nefandezze e periodi dove non si capisce nulla, si susseguono, man mano che sfoglio il "forbito quotidiano", nemmeno provando ad apporre virgole e sforzandosi di cambiare la forma.

La ciliegina sulla torta è stata quando a pag. 27 un box di "Edmondo Borselli" dal titolo "Quel Sacconi sembra Battiato", la fà fuori dalla tazza... se la prende, giustamente, con il ministro che utilizza parole, oscure, arcane.

Sig. Dott,. Lup.Man. "Borselli", i Battiati ce li ha anche in redazione, se la prenda, per pari condizioni (e non par condicio), anche con loro, i laureati.

Chissà se esiste ancora il "Giornale d'Italia" che leggevano i vecchietti tra briscola e tresette.

Saluti.