venerdì 10 ottobre 2014

Alla ricerca disperata...

Questo post nasce dalla riflessione di un filmato visto su facebook inerente ad una coppia che dopo anni di fecondazione assistita, ha per dono quattro gemelli.

Bello... perché è finito bene. Dallo slideshoot non traspaiono le emozioni, della donna e in  maniera diversa ma non meno intensa dell'uomo, che hanno ogni secondo da quando iniziano il percorso, che è comunque un calvario. Ti domandi sempre, quando prepari la puntura ad ogni ora in ogni luogo, se queste bombe ormonali, quanto peseranno sulla salute futura, salute fisica e salute emotiva.
Non traspaiono i pensieri di un uomo che vuole diventare a tutti costi padre e gli stessi di una donna che vuole diventare, giustamente, per il ciclo naturale di questa vita, mamma.
Si l'esperienza ti segna, nel bene e nel male, ti chiedi perché proprio a me, quale disegno c'e' in una difficilissima procreazione. Ti domandi, chiedi a te stesso e agli altri il perché. Non c'e' risposta, c'e' solo da combattere fino al raggiungimento dell'obiettivo, del sogno, che la maggioranza accoglie e apprezza, ma che purtroppo taluni toccano e poi disfano. Poi, arriva l'impianto, solo tre ovuli in Italia (almeno ai miei tempi), e se non erano buoni ? via non fa nulla, si aspettano altri tre mesi, e via con punture, analisi, visite, sorrisi e facce serie. Questa è l'ultima, questa è quella giusta... l'ultima... Di ultime ne ho sentite undici. Ogni volta è sempre peggio. Ogni volta ti viene di abbandonare... ma no... si continua, ci si fa' forza l'uno con l'altro l'obiettivo non si deve perdere di vista. Ad ogni tentativo fallito, cambi struttura, dottore, metodo, analisi, analisi di lui di lei, viaggi della speranza... Si perde la cognizione del tempo, ogni volta ti sembra ieri, ma invece no, il tempo che cura le ferite è infido nel contempo, uccide ogni giorno di più la tua speranza. Incominci ad essere esperto di genetica, di invecchiamento, di ciclo cellulare e mestruazioni, cogli qualsiasi avvisaglia del cambiamento dell'essere che ti sta accanto. Si, con la speranza di sapere in anticipo come andrà a finire l'ultima provetta.
Non sempre finisce bene, non sempre si ottiene il risultato voluto, non sempre sei tu la coppia fortunata.
Poi, nel nostro caso, una domanda, una serie di fogli di carta, ed ecco dopo 15 anni a rincorrere un sogno di avere un bambino naturale, in poco tempo arrivano due esseri, che sono tuoi dal primo momento che li hai visti, sono tuoi per sempre e tu sei di loro per sempre, nulla è per sempre, no, con i figli è cosi, fino ad arrivare a dimenticare il tempo che non li avevi.

lunedì 2 settembre 2013

Eccoli.

Scrivo questo con una enorme emozione nel cuore. Ciò che tralascio, è voluto, sono cose mie. Ma sappiate, ricordo ogni secondo di quel momento e di quelli successivi. Parlo al personale perche' non voglio farmi portavoce di emozioni altrui anche se condivise e discusse.

Questa vicenda non è stata tutta rose e fiori, avevamo avuto un contatto un mese prima, sembrava tutto fatto...ma all'ultimo...tutto è andato a rotoli.

Un giovedi sera per un Venerdi con la V maiuscola.
drin drin
"buonpomeriggio, siete desiderati da noi, venite alle 9:30 qui, domani, direttamente dal Presidente, c'e' una buona notizia per voi"

...potete anticipare qualcosa ?

"no.."

Quasi impossibile, erano trascorsi appena 6 mesi dall'inclusione nella banca dati. Poco piu' di un anno dalla domanda.

Ci rechiamo entrambi, ovviamente, in tribunale.

"...ecco questi sono i nomi, non ho foto, sono bellissimi e sorridenti,  ho appena comunicato alla .... il vostro numero di telefono. Vi contatteranno presto..."

Superficiale commozione mi pervase.
chissa' quando ci chiameranno.

Continuiamo il colloquio con il Presidente, ci recita articoli di legge, si informa su cio' che gia' qualcuno aveva scritto e riscritto, chiama la cancelleria, ci congeda con noi ipersorridenti e lei...pure.

La cancelleria ci accoglie con meno austerità, i due impiegati si complimentano con noi, dicendoci che sono bellissimi e sorridenti. "aho' sti ragazzini l'hanno visti tutti...so' dei vip" penso tra me e me.

Mi cadono le braccia, quando ci consegnano il foglio con il decreto annesso, con i loro nomi e cognomi, le date di nascita e i giudici della commissione. Un foglio che per un problema di fotocopiatrice, mancava un intera colonna verticale tanto da rendere illegibile parte del documento. Lo faccio notare, mi rispondono che non fa' niente e anche la copia in loro possesso... è cosi.
Mah vorrei vedere se in germania o a milano sarebbe stata la stessa cosa.

Questo è l'unico documento, in mio possesso, che in questi 17 mesi ci autorizza ad avere due esseri fantastici. 

Torno in ufficio e condivido parte delle mie emozioni maturate nel breve tratto di strada, dall'incontro alla mia sede lavorativa, con gli amici - colleghi piu' stretti.. Gioia, paura e diffidenza, inadeguatezza e sopratutto enorme curiosità.
Avevo pensato molto ad una eventuale "convocazione", certamente a mente fredda e cuore calmo, l'avevo immaginato, ma non credevo fosse cosi'...intenso.
Saranno in salute. Chi saranno ? da dove vengono? e altre banali domande.

drin drin.
"...salve parlo con ...."
si salve sono io. Chi è al telefono ?
"siamo della ... e volevamo fissare un appuntamento per oggi alle 17:30 in modo da poter iniziare l'affiancamento per vedere se entrambe le parti siano...ADATTE".

Certamente, alle 17:30 va bene.
L'evento prende consistenza, sono sulla strada di diventare genitore.
Mi iniziano a tremare le gambe, ma non devo pensare troppo, ho molte cose da fare, uscire prima dall'ufficio, tornare a casa, prendere l'auto e trovare il luogo ...lontanissimo, apro google maps, preparo il navigatore sul telefono, ho paura di far tardi, non devo far tardi.

Ci fermiamo ad un negozio di giocattoli per prendere due orsetti di peluche, formato tascabile, due automobiline, tutto NON rigorosamente made in Cina, (paura delle vernici tossiche e qualità dei materiali).
Non è facile pensare cosa possa piacere a dei bambini di cui sai solo i nomi e l'età.

Arriviamo davanti la loro "casa". Zona paragonabile alla 167 di Napoli sopratutto come edilizia. E' una zona che non conosco assolutamente, mi sento minacciato anche dall'angolo del palazzo. Occupo i pensieri con le cose piu' banali, fino a pensare che qualcuno mi puo'  poi seguire per fare del male ai bambini. Cerco vie di fuga che possano servire in seguito, mi guardo intorno,  tanto da prendere e spostare l'auto a buona distanza. Sono attento piu' che mai. Le vie di fuga sono tre, di cui una ottima. Un parco, una strada, un'altra strada a senso unico.
Arriviamo con piu' di un'ora di anticipo. Bar, caffe' sigaretta, ammaziamo il tempo, vediamo un supermercato, un negozio di finestre e suppellettili, una ferramenta, un gommista, un dirupo verde e scosceso con delle pecore, (si ovini), e un treno che rallenta per la fermata incrociante la metropolitana...
Ore 17:30, suono il videocitofono. Alzo gli occhi discretamente e vedo una telecamera.
"...chi è ?"
"...siamo...gli affidatari, genitori di ...."
Genitori... era la prima volta che mi identificavo cosi.
E' stato in questo momento che ho incominciato a rendermi conto di cosa stavamo e stavo compiendo.

Aprono un'inferriata davanti ad una porta blindata con due serrature a mappatura europea, 

Entriamo e incomincio a registrare emozioni, pensieri, sensazioni su tutti i cinque sensi, ma anche il sesto faceva capolino.

Odore di umidità, mi pizzica il naso. Ordinata l'entrata con un portaombrelli sulla destra e un piccolo banchetto sulla sinistra, un corridoio interrotto da due porte visibili a destra e due a sinistra davanti una scalinata tipo tromba delle scale.
"Prego, accomodatevi qui ...seconda porta a destra, potete sedervi li ed aspettare, arriva la direttrice che vi parlerà dei bambini ed espleterete le pratiche obbligatorie, chiudiamo la porta in modo da mantenere la privacy degli altri visto che ci sono altri colloqui in corso..Grazie"

Prego, si figuri... (ho aspettato 20 anni...che Vuoi che siano 10 minuti, sembrati altrettanto lunghi come il ventennio precedente ?). riferisco gentilmente a quella che poi si rivelo' un assistente sociale nel pieno praticantato.

Seduti sul divano, con davanti la seconda porta a destra.
Ispeziono la stanza, come, puerilmente si potesse desumere qualcosa, per essere preparati all'ignoto, per cercare di far diventare l'ignoto, meno...ignoto.
Davanti a me sulla destra accanto alla porta, una stampante nera HP multifunzione appoggiata su un mobiletto marrone, posto li a caso, sulla sinistra appoggiato al muro, un tavolo coloniale con aggiunta superficie di vetro, ricoperto o meglio con l'intenzione di  adornarlo con un copertura in merletto e con un piatto centrotavola triste e gia' vecchio quando la mia nonna era giovane, tre sedie di legno lucido con un cuscino beige scuro anche loro merlettate da coprisedia.
Seduti su questo divano (letto n.d.s.), umidiccio e con un copridivano fiorito, nascondeva chissa cosa, forse macchie. La luce della stanza presa da finestra di 30 cm  che si sviluppavano sulla parete dietro a noi, per tutta la larghezza della stanzetta... al massimo 3 mt., rigorosamente con inferriata e vetro non di facile apertura ecco perche' non circola aria, nessun climatizzatore o deumidificatore. Ahh quasi dimenticavo, dietro il divano una mensola (quasi uno scalino nel muro) con un paio di pupazzetti di peluche, per ora l'unica cosa che poteva suggerire che quello era un posto per bambini.
L'attesa si fa' lunga. Passano i minuti che sembrano ore, o giorni.
Parliamo del piu' e del meno, quasi a esorcizzare il momento, quasi a riempire differentemente i nostri cervelli, nei quali vorticosamente si affannavano pensieri in ordine sparso, come un gruppo di turisti senza navigatore sulle strade italiane.
Non parliamo del cuore che di sbalzi nelle ultime ore ne aveva sopportati gia' abbastanza.
Si apre la porta beige su la stanza dell'attesa.
Una signora di aspetto curato, un po' su di chili, con aspetto pseudosorridente che mal celava l'arcigno animo che come prima sensazione, mi ha trasmesso.
In mano una cartellina blue, con l'elastico, nuova nuova, mani curate, con unghie, troppo lunghe per chi deve avere a che fare con dei bambini.
La signora ROTTERMAIER (reminiscenze di Heidi), con il sorriso ormai svanito, freddamente cordiale, ci invita ad accomodarci sulle sedie nel lato lungo del tavolo coloniale e lei goffamente si siede a "capo tavola" in posizione alquanto scomoda.

Qui ci identifica chiedendoci documenti con fare indagatorio, mi fa' sorridere, mi fa' pensare che non sarebbe mai stata un abile investigatrice, codici e domande da quanto, da come, da dove... tutte richieste che sambravano inutili in quel contesto. "sono venuto per i pupi" dico tra me e me, sembrava lo stesse facendo apposta...mancava solo il te' con i pasticcini. (ci ha offerto dell'acqua e dei succhi).

Ci spiega che stanno bene, quello che mangiano, le loro attitudini, se hanno fatto sport, malattie avute e un identikit caratteriale. Vicissitudini e altre informazioni, per me molto importanti sono da domandare al "tutore" che ci avrebbe contattati a breve dato che aveva i nostri numeri.

Questo, sono passati 17 mesi, non è mai accaduto. Non si è fatto mai sentire nessuno, malgrado affannarci a richiedere un incontro, rimbalzando di segretaria in segretaria, di centralino in centralino. Gli unici cordiali, affabili, disponibili e a dir vero unici, sono stati i fantastici assistenti, psicologi della ASL e non ultimo l'assistente sociale del mio comune (credetemi, non è ironico).

Reincalzando la Rottermaier con mie domande specifiche su il come e quando e perche' stessero li, si cela dietro un muro di privacy.

Qui nascono delle perplessità, ovvero mi faccio delle domande sui freddi e avulsi protocolli di affidamento / assegnazione di minori.
E' possibile mai che i genitori affidatari e poi (se tutto ok) adottivi, non possano sapere quello che li ha portati ad essere "tolti" ad una famiglia, se cosi' la si puo' chiamare ? Cari tutori, curatori, sindaci o chi per voi pensate che il non sapere per noi genitori non naturali sia facile immaginare ? Tutto non nasce da una semplice curiosità fine a se stessa, ma conoscere il piu' possibile chi vivra' con te, per te e noi per loro, puo'  aiutare nel di venire come comportarsi, sopratutto se urlano di notte o chiamano persone strane o ti parlano di fatti che non è possibile interpretare se sono veritieri o inventati dalla fervida immaginazione dei bambini, sopratutto quelli di oggi.
I traumi infantili lasciano segni indelebili, conoscerli, possono essere, con amore, affetto, aiuto,  leniti il piu' possibile, per poi non cercare di riparare, magari senza risultato, qualcosa di enormemente piu' grande.

...andro' avanti comunque. Sperando di non fare grossi errori.

Nella cartellina blu, c'e tutto il loro tesoro. C'e tutto quello e solo quello che dovevamo sapere. Per forza di cose. Vaccinazioni, pediatra, codici fiscali, certificati di nascita, decreto di affidamento alla direzione Rottermaier, ma anche qui...nessuna foto.

Con la promessa che il tutore sarebbe stato convocato direttamente la da loro per un incontro tutti insieme felici e contenti.
Il tutore ha disertato i due incontri richiesti, durante il periodo di "inserimento", con evidente perplessità della Rottermaier.
La direttrice ci consegna il calendario delle ore in cui eravamo autorizzati a giocare con loro e sopratutto i tempi da rispettare assolutamente.
Da rispettare in maniera assoluta perche' le prime volte l'assistente sociale doveva essere presente con noi e quindi, essendoci altri bambini li dentro...doveva divincolarsi con le altre visite.
Giustissimo mi dissi.

Dietro suggerimento che non lasciava repliche, ci fece spostare nella stanza adiacente (la prima porta a destra entrando nella stamberga).

La prima porta celava un ambiente simile alla stanza d'attesa, ma senza stampante, stesse finestra piccola piccola, un altro divano sul fondo che copriva un termosifone. Un armadio 4 stagioni, di colore marrone, che copriva la parete destra della stanza ma non per tutta la lunghezza, infatti lo spazio rimanente era occupato da un contenitore trasparente pieno di costruzioni in plastica e legno confinante con il bracciolo del divano. Sulla mia destra, un contenitore cilindrico "multiuso", che, a seconda dell'evenienza, poteva essere trattato indifferentemente come portaombrelli o cestino. Sul lato sinistro un'ennesimo tavolo coloniale con spigoli arrotondati, di identica fattura ma solo due sedie, merlettate, con un  sopratavolo, piu' assomiliante ad una coperta che ad una tovaglia.
Non avevano fatto il cambio inverno/primavera.

Avrei preferito un ambiente piu' colorato piu' "bambinesco", piu' adatto a bambini. Un ambiente che strappasse naturali sorrisi ai poveri esserini costretti, loro malgrado, per tristi e avversi eventi, ad essere "parcheggiati" li.

Una serie di puzzle giganti colorati di gommapiuma formano un tappetino antiscivolo.

Ci mettiamo seduti e aspettiamo.

L'attesa è la maggiore protagonista della giornata.

Guardo l'orologio, lo riguardo, 18 e 40, si apre la porta,  arriva un assistente sociale, abbastanza carina come modi e come aspetto esteriore, alzava la media a dir vero bassina, dopotutto avevamo visto con lei, tre persone e basta, ma qualche brusio quando siamo transitati da la stanza d'aspetto n°1 verso la 2° mi ha fatto capire che almeno un altro colloquio o incontro era in corso.
L'assistente sociale ci dice che i bambini sono nel corridoio il piu' piccolo è timidissimo e potrebbe scappare, il piu' grande parla poco ma e' piu' socievole. Posso farli entrare ? ...domanda candidamente, "che domanda"  dico tra me e me... ravvisando una propensione di questi personaggi al masochismo.

"Certo!!! non vediamo l'ora!", con tono imperativo affermo.

Quanto puo' essere relativo il tempo. Per lei scorreva normale, per me erano ore.

Richiude la porta dietro di se.

Ecco...ci siamo ora arrivano. Mi dico. Ci diciamo.

Si schiude la porta fanno capolino nell'ordine il piu' grande, l'assistente e ...il piu' piccolo.

Sono enormemente bellissimi, titubanti, impauriti, incuriositi, implumi. Gia' condividevamo delle emozioni, erano le stesse che avevamo noi.
Il cordone ombellicale, ricresciuto nel periodo di permanenza nella loro innaturale casa, si stava per saldare al nostro, gia' pronto da tempo.

Mi viene da piangere, mi trattengo, sorridono anche le orecchie, brividi e pelle d'oca. Prendo prontamente la sedia come per costruire una barriera, mi chino dietro di essa per portarmi alla loro altezza, per rassicurarli, per non farmi vedere alto, per fargli capire che non è mia intenzione scavalcare quell'ostacolo senza che loro volessero.
Escamotage azzeccato, il grande va' verso mia moglie.
Il piccolo, descritto come schivo e diffidente, con il dito in bocca si avvicina lentamente alla sedia barriera e mi fa' cenno, senza dire una parola, che vuole stare seduto li sopra. Che darei per avere un film di quel momento, per vedermi dall'esterno.
L'emozioni seguono una progressione logaritmica, un crescendo indefinibile, saranno queste le emozioni di una coppia appena vedono nascere il loro figlio ?
No, non credo, io non ho avuto i 9 mesi per "metabolizzare" la nascita, io ho avuto poco piu' di 8 ore.

Il piccolo so' gia' che è mio, mi ha scelto subito. Immancabilmente malgrado insieme, ci dividiamo per seguirne uno ciascuno.
Iniziamo le presentazioni e diamo i regalini, iniziamo a giocare con loro...

Eccoli
sono arrivati,
vi ho aspettato,
ho rinunciato a tanto, a tantissimo,
ci ho creduto.

Sono padre, sono genitore. Lui, lo schivo non passa ora che non voglia sentire il mio odore,è decisamente il piu' viziato; lui, il grande, riesce in tutto, caparbio ma debole, fa' mille cose contemporaneamente.
Chi non sa' dice che siamo uguali, ironia della sorte, il mio aspetto da bambino e' quasi identico a lui.
Lo schivo, assomiglia a mia moglie.
Come si fa' ad non amarli. Io sono di loro e loro sono miei.

E ad oggi, dopo 17 mesi, non ricordo il mio passato senza loro.


Al prossimo post.






lunedì 8 aprile 2013

La ferita chiusa, ma solo superficialmente.
Un pensiero va a te, come spesso accade, da anni, in un momento di tua palese difficoltà.

domenica 11 marzo 2012

Di tanto in tanto penso a quando stavamo insieme
Come quando hai detto che eri così felice, felice da morire
Dissi a me stesso che eri quella giusta per me
Ma mi sentivo così solo in tua compagnia
Ma quello era l’amore ed è un dolore ricordo ancora
Puoi diventare dipendente da una certo forma di tristezza
Come una rassegnazione alla fine, sempre alla fine
Così, quando abbiamo scoperto che non aveva senso stare insieme
Beh, tu hai detto che saremmo potuti essere ancora amici
Ma devo ammettere che ero felice che fosse finita
Ma non c’era bisogno di tagliarmi fuori
Uscivi con altri, come se non fosse accaduto nulla e come se noi non eravamo niente
E non ho neanche bisogno del tuo amore
Ma tu mi tratti come un estraneo e questo mi fa male
No, non dovevi cadere così in basso
Hai preso i tuoi amici, raccolto i tuoi dischi e cambiato tuo il numero
Immagino che non ne ho bisogno comunque
Ora sei solo qualcuno che conoscevo
Ora sei solo qualcuno che conoscevo
Ora sei solo qualcuno che conoscevo

[Kimbra:]
Di tanto in tanto penso a tutte le volte che mi hai fregato
Ma mi hai fatto credere che fosse sempre qualcosa che avevo fatto
E io non voglio vivere così
Leggendo dentro ogni parola che dici
Hai detto che si, potevi lasciar stare
E non vorrei vederti appresso a qualcuno che conoscevi

[Gotye]

Ma non c’era bisogno di tagliarmi fuori
Uscivi con altri, come se non fosse accaduto nulla e come se noi non eravamo niente
E non ho neanche bisogno del tuo amore
Ma tu mi tratti come un estraneo e questo mi fa male
No, non dovevi cadere così in basso
Hai preso i tuoi amici, raccolto i tuoi dischi e cambiato tuo il numero
Immagino che non ne ho bisogno comunque
Ora sei solo qualcuno che conoscevo
qualcuno
(che conoscevo)
qualcuno
(Ora sei solo qualcuno che conoscevo)

giovedì 1 dicembre 2011

Per te, per lui lontano.

...uno strano fantasma che non riesce a morire


nulla per cui sperare nulla per cui vivere

un passato che non passa un presente che dura per sempre

puoi solo sopravvivere per poi morire ancora...

martedì 23 agosto 2011

Nei Giardini Che Nessuno Sa

Senti quella pelle ruvida.

Un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.

Troppe attese dietro l’angolo,
gioie che non ti appartengono.

Questo tempo inconciliabile gioca contro te.

Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili…

Tanti viaggi rimandati e già,
valigie vuote da un’eternità…

Quel dolore che non sai cos’è,
solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!

E’ un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.

Non si fanno più miracoli,
adesso non più.

Non dar retta a quelle bambole.

Non toccare quelle pillole.

Quella suora ha un bel carattere,
ci sa fare con le anime.

Ti darei gli occhi miei,
per vedere ciò che non vedi.

L’energia, l’allegria,
per strapparti ancora sorrisi.

Dirti si, sempre si,
e riuscire a farti volare,
dove vuoi, dove sai,
senza più quei pesi sul cuore.

Nasconderti le nuvole,
quell’inverno che ti fa male.

Curarti le ferite e poi,
qualche dente in più per mangiare.

E poi vederti ridere,
e poi vederti correre ancora.

Dimentica, c’è chi dimentica
distrattamente un fiore una domenica
E poi… silenzi. E poi silenzi.

Nei giardini che nessuno sa
Si respira l’inutilità.

C’è rispetto grande pulizia,
è quasi follia.

Non sai come è bello stringerti,
ritrovarsi qui a difenderti,
e vestirti e pettinarti si.

E sussurrarti non arrenderti
nei giardini che nessuno sa,
quanta vita si trascina qua,
solo acciacchi, piccole anemie.

Siamo niente senza fantasie.

Sorreggili, aiutali,
ti prego non lasciarli cadere.

Esili, fragili,
non negargli un po' del tuo amore.

Stelle che ora tacciono,
ma daranno un segno a quel cielo.

Gli uomini non brillano
Se non sono stelle anche loro.

Mani che ora tremano,
perché il vento soffia più forte…

non lasciarli adesso no
che non li sorprenda la morte.

Siamo noi gli inabili,
che pure avendo a volte non diamo.

Dimentica, c’è chi dimentica,
distrattamente un fiore una domenica
e poi silenzi. E poi silenzi

domenica 13 giugno 2010

Un pensiero...mondiale.

Solo qualche fortunato riesce a vedere. Solo qualche fortunato ha la luce dopo le 18:00 nell'inverno africano. Solo qualche fortunato, riesce a raggiungere una televisione.
Sono gli abitanti delle baraccopoli, ovvero della città intorno alla città, a Nord della citta' del capo c'e' Du Noon, gli abitanti non hanno l'energia elettrica, non hanno l'acqua, tantomeno la possibilità di sapere chi gioca, chi vince chi pareggia ma chi perde lo sanno, fin da prima della partita, sono loro che hanno perso. Sono loro che sono stati considerati perdenti dal capitalismo degli sponsor. Sono poveri, non comprano cocacola, non comprano nike, comprano la vuvuzela. E' inutile e non produttivo spendere qualche migliaio di dollari per installare un megavideo. Dopotutto possono spenderli per la wireless intorno agli stadi, possono spendere il doppio di quanto previsto, senza un piccolo pensiero alla loro stessa gente. Dopotutto questi esseri umani considerati non adatti a vedere il calcio, sono abituati a fare 30 km per l'acqua, possono farlo anche per vedere una partita. Siamo in tanti a guardare, ma non tutti.
Il mio pensiero va a loro, e per solidarietà, non vedrò nessuna partita dei mondiali.
Questo è il mio misero contributo.

giovedì 4 marzo 2010

Tutto quello che un uomo

Se non fosse per te
Cosa avrebbe un senso
Sotto a questo cielo immenso
Niente più sarebbe vero
Se non fosse per te
Come immaginare
una canzone da cantare
A chi non vuol sentirsi solo
Se non fosse per te
Crollerebbe il mio cielo
Se non fosse per te
Sarei niente, lo sai
Perché senza te io non vivo
E mi manca il respiro
Se tu te ne vai
Quando sono con te
Chiudo gli occhi e già volo
D'improvviso la malinconia se ne va
Dai pensieri miei cade un velo
E ritrovo con te l'unica verità
Solamente tu sai
Anche senza parole
Dirmi quello che voglio sentire da te
Io non ti lascerò
Fino a quando vivrò
Tutto quello che un uomo può fare
Stavolta per te lo farò
Una pioggia di stelle
Ora brilla nell'aria
Ed il mondo mi appare
Per quello che è
Un oceano da attraversare
Per un cuore di donna
O la spada di un re
Perchè senza te io non vivo
E mi manca il respiro se tu te ne vai
Solamente tu sai
Anche senza parole
Dirmi quello che voglio sentire da te
C'è un tempo per l'amore
Che spiegarti non so
Tutto quello che un uomo può fare
Stavolta per te lo farò
Tu sarai la regina
Dei miei desideri
L'orizzonte costante
Di questa realtà
Tu che sei per me, come vedi
Tutto quello che un uomo
Sognare potrà
Tutto quello che un uomo
Sognare potrà

martedì 13 ottobre 2009

I giornalisti e La Repubblica.

Capisco solo ora perchè ormai il "romano", inteso come cittadino di Roma si avventa su quotidiani tipo "Leggo", Metro", "Neopolis"etc.

La prima giustificazione è senz'altro la gratuità dell'informazione. Posizionati in cestelli all'interno di locali ad alta frequentazione come stazioni della metro, ferroviarie e capolinea dei bus, raggiungono l'utenza in maniera capillare.

La seconda è, che al contrario delle "fantastiche testate", anch'esse foraggiate ampiamente da noi contribuenti, grazie a leggi che agevolano gli editori, hanno un linguaggio detto alla romana "terra terra" ovvero semplice, con errori di ortografia grossolani che, talvolta, fanno anche ridere.

La terza è che nel poco tempo a disposizione, in questa società "civile" che ci porta a bruciare i tempi anche quando non abbiamo una stretta necessità, il lettore vuole dei "sunti" alla "Bignami", una sorta di essenzialismo all'ikea.

Vero che la notizia è quella di un giorno prima, minimo, quasi nulla di sensazionale, ma il fatto di cronaca praticamente irrilevante li c'e'.

Questa necessità nasce, secondo me, da un troppo bombardamento mediatico che ogni giorno abbiamo, notizie ci vengono "sparate" su telefonini, computer, radio, ipod, schermi giganti. Ci fanno perdere il senso di orientamento, gli schemi...

In questi giorni ho voluto comprare un giornale, un giornale che leggono molti italiani, l'italiano che vede chi vuole essere milionario, l'italiano che vede xfactor, l'italiano che si ciba di Amici della De Filippi e ho deciso di leggere praticamente quasi tutte la sessantina di pagine ad esclusione delle enormi pubblicità.

Ne sono rimasto deluso. Il quotidiano in questione è La Repubblica. Ben lungi da me di fare considerazioni politiche, non mi occupo di politica e ne tantomeno mi interessa la vincita di maradona, però ho voluto leggere tutto.

Ora, se leggere un giornale significa imparare, sono daccordo, ma leggere un quotidiano e spendere una decina di euro per proiettarmi sul web con il mio telefonino e cercare il significato di parole non proprio utilizzate nel linguaggio comune, un po' mi scoccia.

Cari giornalisti di La Repubblica, mi spiegate per quale arcano motivo, (qui invidio i francesi che hanno abbandonato tutte le parole esterofile), scrivete parole tipo LEIT MOTIV, DISSENTING OPINION ?
Andando avanti nella lettura un trafiletto intitolato "Lapsus" di "Stefano Bartezzaghi" è colmo di parole tipo "chiosava Guccini", un periodo che inizia con "Il vero contrario..." e un'altro che termina con "nell'inarrestabile cupio dissolvi di chi non ha più nulla da perdere". Il trafiletto termina, accoltellandomi con un ultima frase: "Con il meretricio, in fondo, c'entra e non c'entra: c'entra, e molto, con la vergogna, la caduta delle maschere, la correità." Be' tralascio meretricio e correità che non le ho capite, ma una cosa fiero degli insegnamenti Palumbeschi (la mia insegnante delle elementari), che prima della E di congiunzione, la virgola non ci va.

Proseguo con la lettura, sperando di capire almeno il prossimo articolo.

Ecco che arriva da "Filippo Ceccarelli" il vocabolo "boutade", sto per gettare la spugna, ma proseguo la lettura, terrorizzato e con google alla mano.

Nefandezze e periodi dove non si capisce nulla, si susseguono, man mano che sfoglio il "forbito quotidiano", nemmeno provando ad apporre virgole e sforzandosi di cambiare la forma.

La ciliegina sulla torta è stata quando a pag. 27 un box di "Edmondo Borselli" dal titolo "Quel Sacconi sembra Battiato", la fà fuori dalla tazza... se la prende, giustamente, con il ministro che utilizza parole, oscure, arcane.

Sig. Dott,. Lup.Man. "Borselli", i Battiati ce li ha anche in redazione, se la prenda, per pari condizioni (e non par condicio), anche con loro, i laureati.

Chissà se esiste ancora il "Giornale d'Italia" che leggevano i vecchietti tra briscola e tresette.

Saluti.

lunedì 6 luglio 2009

Meravigliosa Creatura.




Eccomi qui, dopo tanto tempo, a scrivere due righe. Il soggetto è la mia tenerissima nipotina.
Fantastica creatura, sempre sorridente, viziata dallo zio fino all'impossibile e me ne vanto, anzi lo racconto e ne vado fiero.
Stanotte, insonne e non piu' come al solito,visto che ora dormo, ho pensato alla giornata di ieri (domenica n.d.s), pienissima come sempre. Il pomeriggio, dedicato interamente alla nipotina giulia.
Ebbene si, il compleanno, ha ormai due anni, è passato un pò in sordina, un blando festeggiamento dove le candeline azzannate e le dita nella torta di questa creatura, ci hanno fatto ridere non poco.
Il vero festeggiamento, sarà il weekend prossimo, dove, nella casa al mare saranno invitati tutti i "bimbi" e relativi genitori.
Ieri, era giornata di spese, spese nel negozio di giocattoli.
Giulia era la prima volta che entrava nel supermercato dei giochi Toys.





Arrivati con ben due auto, l'ho "stanata" dal suo seggiolino. Non voleva scendere, si era assopita nel breve tragitto dal ristorante, dove aveva mangiato l'impossibile, dagli antipasti alle fettuccine, dal filetto alle patate, tutto coronato dalla "Mucca" ripiena di gelato al cioccolato (vietatissimo!) e vaniglia. Ovviamente, per lei golosastra, meglio il gelato che il contenitore a forma di "Mucca".


Dopo averla presa in braccio con la promessa dell'acquisto della "BABA' " gigante (la palla), sorridente ha annuito e siamo entrati.
"OH MIO DIO" credo abbia esclamato nel suo cervello attento. All'entrata un PU' (winnie pooh) gigante ha attirato immediatamente la sua attenzione, ovviamente lo zio, l'ha poggiata in terra ed è subito sgattaiolata verso il peluche gigante urlando a squarciagola "BELLO PU' BELLO PU'".


Ne avrei comprati 100.


Essendo una bambina ubidiente, gli ho sussurrato che dovevamo correre per andare a vedere gli scivoli, vero motivo della meta ludica. Mi ha dato la mano e.. immediatamente distratta dal triciclo elettrico. Bene, ho affermato dentro me, è già attenta all'elettronica! Dopotutto usa "POMBO" (il cellulare), anche se non funzionante, in maniera molto spigliata facendo finta di telefonare a TIO TALLO E TIA INA. Prontamente arraffato il triciclo, (funzionante), si è improvvisata una centaura alle prime armi, ma il manubrio essendo "OTTO" (rotto) il giocattolo non gli piaceva più.Il soppalco alto circa 30 centimetri, sembrava un concessionario, al di sopra erano esposti nell'ordine, tricicli elettrici di winnie poh, winx, gourmiti, hello kitty e altre marche che ormai sentiamo in televisione dal costante bombardamento pubblicitario.


Ovviamente sono stati "provati" tutti.


La faccia stupita, degna di 50 scatti fotografici, è stata quando la ferrari, imitazione del 348 gli è apparsa innanzi.


Be' non avete idea, è una bambina che a due anni ha gia' le idee chiare. E' salita sulla ferrari e il "Bruuum Bruum" faceva eco nel negozio.


Dopo circa una decina di minuti di rombanti suoni emessi, è salita sulla jeep, ma la "ferrai bello ferrai bello" aveva catturato il suo cuore.


Fatta decantare la passione per le auto rosse e veloci, ci siamo diretti agli scivoli. Ha iniziato ad urlare per la contentezza. E' abituata al parco dove silentemente (giuro) aspetta placida il suo turno. Li ne aveva una quindicina, esposti in bellavista di tutti i colori e di tutte le pendenze.


Dato che era il l'obiettivo d'acquisto, abbiamo atteso con enormi sorrisi, che salisse su tutti. Agilmente, come un pompiere si è cimentata nelle scalate impossibili, schivando camioncini e giochi sconosciuti che intralciavano lo spazio antistante le scale dei scivoli. Con occhio vigile del commesso che ormai si sbellicava dalle risate per le espressioni di stupore alla fine di ogni discesa, cercavamo di carpire quale fosse il "bello ivolo" (bello scivolo) per lei.

L'unica cosa da farsi era allontanarla, portarla alle casette (delle fate, dei gurmiti, di biancaneve) eppoi tornare vedendo su quale si gettasse per prima.

Cosi' è stato, ha scelto il piu' colorato, il meno ripido e incredibilmente, il meno costoso.

Scelto lo scivolo, l'ho portata in giro nel negozio tra bambole pistole di tutti i tipi macchine... E' dovuto, deve essere così, non si può entrare dentro un negozio di giocattoli e tirare via a forza un bambino, è il loro vero centro commerciale è il loro divertimento.

Tra scaffali vari, incontriamo qualche bambino, la maggior parte piangenti. Infatti prendevano giocattoli e qualche incauto genitore, invece di cercare, dico almeno cercare di dissuaderli, li strappava via dalle mani, senza spiegazione alcuna, senza dialogare. Giulia, visibilmente afflitta, piu' di una volta diceva "IO, IO bimbo piange" (zio zio bimbo piange), stava li ad osservarli, come volesse consolarli. Fantastica.

Siamo passati davanti a centinaia di giocattoli, senza un fiato, senza un capriccio. Si è arrestata davanti ad un sacchetto di birilli "Papà" diceva, evidentemente il padre gli ha comprato i birilli per il compleanno.

Mi sono sentito di lasciarla libera senza tenerla per mano, volevo osservare cosa facesse. Ha toccato le pistole ad acqua, quelle delle rane, quella dello squalo e... le ha tutte rimesse da dove le aveva prese, questo è incredibile.

Ad un certo punto si è fermata a vedere un monopattino con 4 ruote, giallorosso, (sarà da grande tifosa della roma?), l'ha osservato per un minuto abbondante, l'ha indicato guardandomi con un aria particolare, con una espressione non replicabile. Non ho esitato, preso!

Con questo monopattino in mano, mi ha dato la manina e abbiamo continuato il tour nel paese dei balocchi e si stava avvicinando l'attimo che mi ha fatto riflettere per un pò.

Infatti, dopo qualche altra decina di metri siamo arrivati davanti a tre enormi cesti pieni di BABA' (palloni).

Giulia non è interessata a giocattoli incredibili, bambole fantastiche o peluche da sballo, ma i palloni sono la sua passione. Ne ha un numero imprecisato e nessuna, dico nessuna, è mai passata in secondo piano rispetto all'altra.

Davanti ai cesti si è inginocchiata, si è portata le mani tra i capelli e ha detto: "BABA' TANDE TANDE" ,(palle, tante tante), sottolineate da urlo di gioia e musetto stupefatto.

Ne ha indicate una decina, le avrebbe volute portare tutte in mano, da basket, da rugby, da beach volley, ma erano troppo grandi, piu' di due non riusciva a tenerle.

Inesorabilmente cadevano e rimaneva un poco delusa nel raccoglierne una a non tenere l'altra fino a...
fino a quando una palla è andata addosso al cesto e al di la della rete metallica, una retina di plasica con tre palline grandi come quelle da ping pong.
Ha lasciato tutto dov'era, ha allungato la manina e con la guancia spalmata sul contenitore delle BABA' per prendere queste tre palline.
Ho dovuto tribolare non poco per estrarle dal contenitore gigante. Appena prese "DA' DA'" ha esclamato, le ho consegnate a lei. Il tour, per lei era finito. La sua massima aspirazione erano ora quelle tre palline infime per me, che avrei voluto comprargli il negozio, importantissime per lei, le ha lanciate (pur mantenendole dentro il sacchetto di rete in plastica) per tutti i corridoi, le raccoglieva e si girava verso di me attendendo un cenno o un sorriso che gli dicesse "brava!", non è mai mancato. Appena, finalmente per lei, siamo arrivati alla "cassa", ovviamente con le palline in mano, si è messa a leggere le numerazioni delle casse stesse, fermandosi a 4. Le casse erano appunto quattro.
Di tutta la "spesa" scivolo, monopattino e l'occorrente per la festa, festoni, piatti di titti, bicchieri, palloncini, fischietti cappellini, mia nipote si è accontentata di tre BABA' colorate dentro un sacchetto di plastica, il tutto per 3 euro...
Molti mari e fiumi attraversero', e non sarai mai sola, finchè avrò vita e forza.
Grazie Giulia.





mercoledì 21 gennaio 2009

Per te, che sei importante.

Questo è quello che vorrei dirti, ora lo scrivo, un giorno se potrò te lo dirò guardandoti negli occhi.

Forse è solo quello che succede tra padri e figli.
O forse siamo solo noi.
In ogni caso, io ti ho sempre rispettato.
Tu mi hai dato, a modo tuo, forza, indipendenza, coraggio.
La mia vita, cio' che faccio, cio' che faro', potrebbe non piacerti, addirittura disturbarti, ma senza di te non avrei fatto nulla di cio' che ho fatto.
E ti sono debitore di questo.
Negli anni ti ho detto tante cose che non avrei dovuto dirti.
Ma non ti ho mai detto una cosa importante, l'unica cosa che avrei dovuto.
Ti voglio bene papa'.
Te ne ho sempre voluto e te ne vorrò sempre, non importa di quanto discutiamo, o litighiamo, o parliamo, o non parliamo...è qualcosa che niente potrà mai cambiare.

mercoledì 15 ottobre 2008

Attraverso le barricate.



 

Mamma non sa dov’è finito l’amore
Dice che dev’essere la gioventù
Che ci fa sentire ancora forti
Lo vedi nel suo viso, che è diventato ghiaccio
E quando sorride si vedono
Le linee del sacrificio dicendo
Quando il nostro sole comincia a svanire
E abbiamo fatto il nostro amore in terra desolata
E attraverso le barricate

 

Mio padre ha fatto la mia storia
E combatté per ciò che pensava
Ci avrebbe liberati in qualche modo
Mi insegnarono cosa dire a scuola
L’ho imparato a memoria
Ma ora è strappato in due

 

Ed ora so cosa stanno dicendo
Nella musica della parata
E abbiamo fatto il nostro amore in terra desolata
E attraverso le barricate vita
Ma sentiamo allo stesso modo
E sentiamo questi conflitti
Allora vieni da me quando sono addormentato
E passeremo la linea
E danzeremo sulle strade dicendo
Allo svanire dei tamburi
E abbiamo fatto il nostro amore in terra desolata
E attraverso le barricate

 

Oh, voltati e io ci sarò
C’è una cicatrice proprio sul mio cuore
Ma lo scoprirò ancora
Oh pensavo fossimo la razza umana
Ma siamo solo un’altro caso limite
E le stelle tendono la mano e ci dicono
Che c’è sempre una via d’uscita

 

Non so dove sia finito l’amore
E in questa terra di problemi
La disperazione ci mantiene forti
Il bambino del venerdi è pieno di spirito
Con niente da perdere
C’è ovunque dove andare

 

Ed ora so cosa stanno dicendo
Abbiamo fatto una bellezza terribile
Dunque facciamo il nostro amore in terra desolata
E attraverso le barricate amore in terra desolata
E attraverso le barricate

 



Dedicato a chi non sa che lo penso piu' di quanto creda. Lui c'e' io ci sono, ma lui non sa.

martedì 12 agosto 2008

Da una Mail... simpatica

Ti accorgi che vivi nel 2008 quando:

1. Per caso batti la tua password sul microonde
2. t'accorgi che sono anni che non giochi al solitario con carte vere
3. hai una lista di 15 numeri di telefono per chiamare una famiglia di 3 persone
4. mandi una mail al tuo collega che ha la scrivania di fianco alla tua
5. hai perso contatto con i tuoi amici perchè non hanno indirizzo e-mail
6. arrivi a casa tua dopo una lunga giornata di lavoro e rispondi al telefono come se tu fossi ancora all'ufficio
7. fai lo zero sul tuo telefono di casa per prendere la linea
8. sei al tuo posto di lavoro da 4 anni ma hai lavorato per 3 imprese diverse
10. tutte le pubblicità tv hanno un indirizzo web giù sullo schermo
11 . vai in panico se esci da casa tua senza il tuo cellulare e torni indietro per riprenderlo
12. ti alzi la mattina e la prima cosa che fai è accendere il computer prima di bere un caffè
13. stai leggendo questo testo, sei d'accordo e sorridi
14. peggio ancora, sai già a chi rimandare questa e-mail
15. sei troppo occupato per accorgerti che non c'è il numero 9 in questa lista
16. subito guardi il messaggio per vedere se c'è o no il numero 9 nella lista

lunedì 11 agosto 2008

Una canzone.

Non mi piace fare il copia e incolla di qualcosa, le due volte che l'ho fatto era solo per evitare la lungaggine di qualche intro ad argomenti a me cari. Questa volta ricopio una canzone che, ieri sera, tornando da una località di mare, ho "ascoltato" attentamente. Non avevo mai fatto caso alle parole, che calzano perfettamente al rapporto di amicizia che ho con una persona. Ho scaricato il testo da un sito e l'ho riletta con attenzione, è molto bella, al di la del significato di ogni parola, traspare un notevole altruismo, raro in questi tempi.


Ti lascerò andare
ma indifesa come sei
farei di tutto per poterti
trattenere
perché dovrai scontrarti
con i sogni che si fanno
quando si vive intensamente
la tua età
Ti lascerò provare
a dipingere i tuoi giorni
con i colori accesi dei tuoi anni
ti aiuterò a sconfiggere
i dolori che verranno e
che saranno anche i più grandi
degli amori che ti avranno
e lascerò ai tuoi occhi
tutta una vita da guardare
ma è la tua vita e non trattarla male
ti lascerò crescere
ti lascerò scegliere
ti lascerò anche sbagliare
ti lascerò
ti lascerò decidere
perché sarò al tuo fianco
piuttosto che permettere
di dirmi che sei stanco
lo faccio perché in te
ho amato l'uomo e il suo coraggio
e quella forza di cambiare
per poi ricominciare
e quando avrai davanti agli occhi
altri due occhi da guardare
il mio silenzio lo sentirai gridare
ti lascerò vivere
ti lascerò ridere
ti lascerò ti lascerò
e lascerò ai tuoi sorrisi
la voglia di scoppiare
ed il tuo orgoglio lo lascerò sfogare
ti lascerò credere
ti lascerò scegliere
ti lascerò ti lascerò
ti lascerò vivere
ti lascerò ridere
ti lascerò ti lascerò.

;)

venerdì 8 agosto 2008

Il Feedback... e la Vetrina.

Uau... espressione di gioia, si la gioia mi pervade almeno in questo momento.
Ho ricevuto per sms tre feedback positivi che alimentano il mio ego narcisista e non ultimo la mia insicurezza e timidezza celata magicamente agli altri, ma profonda e radicata in me.
Si questi sms mi hanno dato del carburante, che in questo periodo, pregno di conflitti interni, ti da la forza di pensare ad altro e giustificano almeno i pochi minuti che dedico, ormai, a questo blog.
Inaspettatamente una persona a me molto, ma molto cara, meditativa, tranquilla, solare, bella nell'anima, mi ha ricordato ad un pranzo, quello che "avevo" fatto per lei. Mi dispiace, non lo ricordo, lei invece lo ricordava. Segno positivo che determinate azioni le faccio spontaneamente.
Di quel periodo con lei, ricordo solo una violenza che le feci. Era mattina, era tardi, avevamo insieme un appuntamento al quale non potevamo tardare, valeva per il nostro avvenire. Guidai come un folle per le vie della mia città per giungere a destinazione, la mia guida, insicura per lei, le ha forse lasciato un ricordo indelebile negativo. Ti chiedo scusa oggi.
Il pranzo frugale vicino il luogo di lavoro a base di pizza, forse il secondo in questi ultimi quindici anni, mi ha permesso di cogliere le sue espressioni, le sue movenze che non hanno disatteso per nulla ciò che penso di lei.
E' per questo che ho deciso dopo non pochi pensieri di fornirgli l'indirizzo di questo blog, ora sono almeno cinque persone che associano i pensieri scritti, alla persona.
Per questo ho deciso di aggiungere "Vetrina" al titolo di questo post. Questo diario on line che saltuariamente aggiorno, per molti potrebbe apparire una vetrina, non lo è e lo spiego subito: arbitrariamente, il mio cervello, scarta informazioni che nell'immediato non sono importanti per quel momento, i pochi neuroni attivi del mio cervello, si riempiono di informazioni tecniche indelebili, vuoi per il mio lavoro, vuoi per lo spiccato interesse, lasciando poco spazio per tutte le altre informazioni. Ecco qui la necessità di scrivere i pensieri più che altro per ricordarli io.
Ma talvolta è vano, anche ora, rileggendo qualche post, faccio fatica a pensare di averlo scritto io. Servirebbero delle note "nascoste" per associare pensieri "di collegamento" ad ogni post.
Sono un casino.
;)

mercoledì 6 agosto 2008

Non pensavo… fosse possibile.

L’età ormai incombe, sogni, mete raggiunte e mete ormai lontane si infrangono sullo scoglio della mia vita, le vicende stanno scandendo inesorabilmente il tempo, i momenti regalati per l’esistenza, dall’esistenza, sono tutti ormai accettati, vengono presi come regali.

La fine del tempo materiale è un conto alla rovescia, si spinge sempre più verso il limite ultimo.

Determinate esperienze segnano la vita, altre passano in sordina, altre escono fuori solo quando un elemento o almeno i tre elementi necessari per il dejavu ti fanno rivivere un momento che sembra vissuto o quantomeno familiare.

Si rincorrono mete, sempre scontenti o almeno sempre desiderosi di avere di più, sarà meglio domani, lo farò domani, domani mi riposo, domani… Il domani si allontana, il domani non ti lascia scampo, il domani potrebbe non esserci.

Ecco che appare nella mia vita un essere indefinito, senziente, lo guardo e mi guarda, mi sorride, sorrido. Vuole la mia mano, forse ora qualcosa di più.

Non posso dargli di più, non devo…

Troppe variabili. Troppi dogmi da infrangere. E’ impossibile. E' solo un ciao ad un sentimento proibito.

venerdì 30 maggio 2008

Uno scherzo con finale non previsto.

"Che il rosso dei tuoi occhi sparisca dipingendo i fiori, bagnadoli con lacrime di gioia che, asciugandosi, lascino un po' di sale da usare per condire la nostra amicizia, un bacio sincero..."

Dedicato a chi è stata male per un semplice scherzo. Il che dimostra il peso differente che si da' alle cose e come siamo fortunatamente diversi. Quindi... belli.

venerdì 18 aprile 2008

La rugiada ritorna

  • come il mattino, la rugiada bagna le foglie, le lacrime per te, bagnano il mio viso

domenica 21 ottobre 2007

Il Treno

Sono ormai anni che usufruisco, quotidianamente, dei treni delle Ferrovie Italiane. In questi ultimi tempi, per motivi vari, ho usufruito di tratte a lunga percorrenza. Il malessere che affligge questo tipo di trasporto è multifattoriale. E per questo, come il cancro, sarà difficilmente eradicato.

Premetto che non intendo attribuire completamente la colpa all'ente TreniItalia.

Racconto brevemente ciò che si ripete, ogni sacrosanta mattina, pomeriggio e sera, di quello che succede a me, a te, a noi che utilizziamo il suddetto mezzo di locomozione, premettendo che a fascia oraria che frequenti, anche differenti caratteristiche balzano all'occhio più indifferente.

L'andirivieni dei treni, scandito in base all'orario ufficiale delle ferrovie, dovrebbe essere ogni 15 minuti, (mezzora in piu' mezzora meno). Il ritardo sintomatico, che ormai affligge questa e a sentir dire, tutte le altre tratte d'Italia, è quasi inconcepibile. Molti treni "nascono" da Roma termini, e partono in ritardo, dopo 14 km e una sola fermata, un ritardo di 5 minuti diventa di 20, a fronte di una "percorrenza" ufficiale di 20 minuti. Quindi per arrivare alla stazione ferroviaria, il treno, ci mette esattamente il doppio. Come fare Roma napoli invece che in due ore, in quattro.
Le interviste che mi sono permesso di fare ai "controllori", (quasi sempre assenti), o al capotreno, implicano la colpa ai passeggeri che ci mettono troppo a salire o a scendere dal mezzo.
Non voglio commentare simili affermazioni.

Le fermate sulle tratte sono al massimo quattro, effettivamente ci vuole un pochino per salire, nelle ore di punta, infatti come tanti pezzi del tetris, incastoniamo tra di noi zaini, mani, valige borsette e portatili. Non oso pensare se, qualcuno ignaro, ha usufruito della toilette di questi treni regionali.

Ma non sono qui a scrivere per parlare del disservizio, ma dell'abitante del treno. Ovvero tutto cio' che ne consegue da un'attenta osservazione di abitutini, paranoie, fisime che ognuno di noi ha, non ultimo l'onnipresente egoismo che talvolta accomuna ognuno di noi.

La distinzione, o meglio la major categoria è quella tra "viaggiatori" di breve tratta e quelli di lunga.

Segue poi le sottocategorie Manager vs. Operaio/Impiegato.

Ulteriore sottocategoria dell'Operaio/Impiegato è straniero, non straniero.

Mi levo subito da davanti quelli di lunga tratta. Entrano tutti compiti, difficilmente vestiti male, è piu' facile su questi treni catturare un sorriso, o vedere una faccia leggermente piu' rilassata. Anche l'operaio che si rechera' a Milano per affiggere il volantino ci apparirà "diverso". Tutti hanno però l'atteggiamento da semimanager, e quello pratico, lo vedi da come cerca il posto a sedere. L'abituato, guarda solo due volte la numerazione dei posti, se non addirittura fa il calcolo dei sedili, arriva spavaldamente, si blocca di colpo, fermando la fila, si svuota le tasche, telefonini, almeno tre, immancabile Sole 24 ore, valigetta con centomila fogli, che danno piu' sensazione di importanza che di reali contenuti. Finito ciò con destrezza, alla Matrix colloca la valigia sul ripiano in alto.


Il Lunga tratta poco pratico, lo identifichi esattamente dal contrario. Blocca la fila appena salito, chiede insistentemente se il numero della carrozza è quello giusto, non capisce quasi mai la numerazione dei posti rispetto alla prenotazione, non conosce, se il suo posto è vicino al finestrino o lato corridoio. Non ha giornali o quotidiani, (spera sempre in un omaggio invito alla lettura), al massimo una settimana enigmistica, una cocacola e un tramezzino dentro una busta di carta bianca. A lui, se non dorme, il treno non gli passerà mai a meno che non prendera' in mano il gioco contenuto nel suo telefonino e con il rumore dei tasti, si stordira' o ci stordira' bene bene.

Però attenzione... a tutti accomuna un elemento.

La suoneria maledetta del cellulare, complemento del timbro vocale altissimo che ogni sacrosanto viaggio ci riserva nel massimo del suo rumore e rottura di ...

Nulla vale l'avviso di parlare con un tono di voce basso, e di diminuire il volume, o addirittura di annullare, le suonerie dei 150 telefoni a fronte di 60 passeggeri. Sapete perchè ? ce lo spiega Einstein, purtroppo tutto è relativo.

Quale buon e miglior momento per scegliere o scaricare l'ultima suoneria, visto che stiamo sul treno e il tempo deve pure passare ? Quale miglior momento di provare la combinazione suono/tasto e crearsi una melodia personalizzata sul treno.

La signora mezzza sorda che ha la suoneria al massimo, essendo appunto sorda, il telefono è basso, quindi a lei l'avviso non la colpisce. Il signore che ha la suoneria a 120, per lui non è alta, senno' l'avrebbe abbassata anche fuori dal treno, quello che ce l'ha a zero o bassissima, è un povero cristo, non sentirà mai il suo telefonino. L'ultimo è il personaggio che si adegua, tutti hanno la suoneria alta e io la metto ancora piu' alta.

Bene a tutti questi fantastici personaggi, auguro la cosa più cattiva che si può augurare, "ve potesse scoppia' un dente, vi odio, magari crepate sommersi da centomila altoparlanti che emettono pianti lancinanti di bambini, ve lo meritate egoisti del c.... , aggiungendo inoltre che tali telefonisti, non sapranno mai cosa i partners stanno facendo.

Ben diverso è l'ambiente proletario delle brevi tratte.

Manager impiegati operai, tutti uguali, sopratutto all'arrivo a destinazione alla mattina. Giacche che ricordano vagamente un'avvenuta stiratura, camice stessa sorte, ragazzi, più furbi, che hanno ottimizzato, non stirandole proprio. I cellulari, suonano, ma fortunatamente con un suono ovattato, infatti nessuno riesce a tirarli fuori dalla borsa, tasca, zaino. A quello che lo ha in mano, non squilla mai, sempre per la famosa legge della relatività. I visi dei "pendolari" sono già stanchi di prima mattina, già pesa tutto, è normale, la prima cosa che vorresti fare appena arrivato a lavoro è quello di farti una doccia e stenderti sul letto, ma non è cosi. Si intravedono i giovani studenti e dai loro visi si capisce subito se hanno un esame o un compito in classe.
Pero' il pendolare è anche egoista. E' il classico tipo che se trova un posto a sedere con uno vuoto attiguo, ci parcheggia inesorabilmente la valigetta, il borsello o lo zaino. Quando, gli chiedi di spostarlo, per metterti seduto, (con diritto acquisito dato che hai l'abbonamento o il biglietto), ti guarda con un aria scocciata, quasi di sufficienza, pensando tra se questo proprio qui, dopo una giornata di lavoro, si vuole mettere seduto).
Allo straniero e anche dell'extracomunitario, dedichero' un post tutto per loro.
Sui treni regionali, si assiste ad una sintomatica mancanza di pulizia, che a torto, viene interpretata come autorizzazione a sporcare di piu', (cosi' magari puliscono prima), ma ricordiamoci che la sporcizia, viene anche e sopratutto generata da noi. La prossima volta che vedete il solito ragazzetto che si sdraia sul sedile e poggia i piedi su quello davanti, senza nemmeno poggiare un giornale sotto le sue scarpe, o quello che fumando sulla porta del treno, getta la sigaretta sul gradino stesso, o quello che mangia e sbriciola tutto, lasciando cartacce, pezzi di panini e lattine, non prendiamocela solo con trenitalia, prendiamocela anche con noi stessi.

mercoledì 10 ottobre 2007

Al di sopra di ogni sospetto.

Ricordo ancora quel giorno. Difficilmente assumo un aria di superficialità, quel giorno lo feci. Avete presente quando una persona snob “guarda” qualcuno ? bene, proprio questo è stato il mio atteggiamento. Essendo raro questo mio comportamento, mi rendo immediatamente conto di ciò che sto facendo, l'espressione che assumo, e automaticamente scatta un esame interiore. E’ uno stato d’animo che mi pervade quando "devo" difendermi, non so da chi o da che cosa, ma capita. Probabilmente, credo sia una forma di timidezza latente, ereditata dagli albori della mia vita, quando guardavo qualcuno, qualcuna, che a senso, non mi avrebbe mai parlato ne tanto meno considerato.

Questa è stata la prima impressione della persona di cui racconterò in seguito.

A caratteri generali, fortunatamente, le cose sono cambiate, decisamente in meglio, la superficialità infantile degli antagonisti spesso e volentieri ha lasciato posto alla razionalità e alla voglia di conoscenza, di conoscersi, di condividere, stati mentali, emozioni con qualcuno.

Qualche volta il demone ritorna.

In risposta alle facili lauree che ormai affliggono il sistema universitario italiano, sono stato costretto ad iscrivermi ad un master, più per riemergere dal substrato dei lupi colti (quinquennali, triennali,biennali e addirittura annuali), che per interesse.

L’ambiente del master, a tratti freddo e riservato, a tratti caldo e amichevole. Quando era accogliente, mi sembrava si basasse su enormi personaggi che paventavano una falsità di quelle rare. Tra i tanti, non posso non citare un buffissimo personaggio, pseudo militare, che si vantava di avere conseguito un numero imprecisato di “specializzazioni”, classica persona stancante che in tutte le classi è sempre presente, con la domanda sciocca o ovvia sempre pronta, che suscitava una ilarità generale, soffocata dal buon senso che ci accomunava. Qualche vamp esemplare vestita di tutto punto, talvolta con acconciature da cartone animato manga, sempre attenta, si accomodava sulla sedia davanti al docente. Immancabili la presenza di “Dottoresse” varie, snob, dalla facile parlantina durante le lezioni, e non ultimo le bionde ossigenate che “se la tiravano”, non posso esimermi di ricordare il giornalista polemico e petulante, sempre in rivolta con qualsiasi pensiero, uno di quei tipi che lo saluti più per non calpestargli i piedi, che per cortesia. Tutti questi personaggi, intervallati da qualcuno anonimo, di certo non aiutavano a rendere piacevole il venerdì pomeriggio e il sabato mattina.
A dir il vero io ed un altro collega, molte volte, “marinavamo” l’ambiente, a causa di impegni lavorativi non posticipabili.

Fu in una di queste lezioni la mia attenzione fu catturata da una persona “particolare”. In prima battuta, sembrava uguale, ma in quel momento, la noiosa lezione, mi fece osservare, con spirito meno critico e sicuramente meno predisposto, il “soggetto femminile”. Aveva un paio di pantaloni neri, una camicetta bianca, con sopra un maglioncino di cotone anch’esso nero, scarpe con tacco, un leggero velo di matita nera sui sopracigli, forse un pochino di terra rossa sulle guance, un rossetto rosso non troppo acceso. Era solamente l’anticipo di una serie di vestiti sobri da donna, mai volgare, mai fuori posto. Ebbi modo durante le brevi pause di tabacco e caffè, di incominciare a “studiare” in maniera meno superficiale, anche il suo carattere, o, almeno ciò che traspariva, dato che la spontaneità era davvero spensierata. Sembrava l’unica vera persona presente..
Sicuramente ebbi modo più di una volta di confermare l’idea positivista che mi ero fatto. Infatti i tratti che la rendevano differente dagli altri personaggi, più o meno presenti, era il comportamento simpatico e spontaneo, effervescente, brioso, sempre “condito” da un sorriso sano, a dir il vero talvolta alla “Sandra Bullock”.

Una pura agitazione, veicolata da una voglia innata di non “rimanere con le mani in mano”, un raro stile di intraprendenza, credo, siano i lati che più sottolineano la sua unicità. Malgrado anche le serie espressioni, ad esempio il momento della discussione dell’elaborato, avevano un non so che di particolare.

La non sempre puntualità nel frequentare le lezioni, permetteva, di osservare le sue movenze, il suo look, appena entrava dalla porta dell’aula. Riuscivo ad osservare pur rimanendo nell’ombra, essendo sempre seduto nelle ultime file.

Una domanda di informatica, e a complemento, un espressione del viso, con un velato maquillage, mi fu posta da lei, la mia disponibilità fu suffragata dallo scambio di e-mail. Con una promessa di aiuto, poi esaudita sul filo del rasoio.

Fortunatamente, non rimane un solo lontano, piacevole, ma non flebile ricordo

Questa estate, mentre sfruttavo i giorni della meritata vacanza, ho ricevuto una e-mail da parte sua, relativa ad una rappresentazione teatrale che è stata rimandata troppe volte, ne sono seguite almeno altre tre. Una suoneria silenziosa di un cellulare è stata tiranna, e non ci ha permesso di rivederci, ma sono convinto che un giorno di questi prenderemo un caffè insieme.

Saluti.